O.S.S. - OPERATORI SOCIO SANITARI - Un tavolo Nazionale per discutere del loro futuro.

Padova -

 

Crediamo sia oramai necessaria, all’interno della riorganizzazione complessiva delle professioni sanitarie, una soluzione contrattuale che risolva definitivamente la inaccettabile condizione a cui gli Operatori Socio Sanitari sono assoggettati: relegati da anni sempre nel ruolo tecnico pur svolgendo molto spesso attività di  assistenza diretta ai malati.

I CCNL vigenti, pubblici e privati, non riconoscono agli O.S.S.  il ruolo sanitario, conseguenza di ciò non possono beneficiare di nuovi inquadramenti e progressioni contrattuali,  ne' di indennità  che sono invece riservate al  personale sanitario.

Tuttavia l’Operatore Socio Sanitario ha assunto  sempre più, nel Veneto e a livello nazionale, ruoli di responsabilità nell’assistenza ai malati e questo anche a causa della carenza di personale infermieristico, per il blocco delle assunzioni.

Questa situazione ha determinato che gli O.S.S. si trovano costretti ad espletare mansioni di   responsabilità  verso il malato   o l’anziano ricoverato in struttura; personale che è divenuto funzionale ai fini dell’espletamento di alcuni  servizi sanitari..

La Regione Veneto  ha deliberato la figura dell’operatore socio sanitario complementare (o specializzato) al quale sono attribuite ulteriori funzioni. Questa legge regionale ha “partorito” un profilo professionale ibrido  e gli oltre 4.000  lavoratori, che si erano attivati facendo corsi di formazione e aggiornamento, sono in attesa  di un  riconoscimento contrattuale che individui  l’aspetto giuridico ed economico.

Il tentativo, nel Veneto,  di promuovere per alcuni mesi sperimentazioni nelle Ulss riconoscendo una maggiorazione salariale  agli OSS  per svolgere funzioni da “complementare”, sebbene abbia prodotto  un entusiasmo negli interessati  si è rilevato non sufficiente  sul piano organizzativo  in quanto la sperimentazione era stata attivata in reparti con carenza di personale infermieristico.

Anche l’ultima delibera regionale sulle “dotazioni standard”, prevede un coinvolgimento sempre più ampio dell’OSS nell’assistenza ai pazienti; anche in questo caso al personale viene chiesto di svolgere mansioni  sanitarie, ma non una parola sull’aspetto economico. Infatti si richiede maggiore responsabilità senza però modificare lo status giuridico e quindi ancora una volta risparmiare sulla pelle dei lavoratori,  l’OSS contrattualmente costa meno!.

Ipasvi, sindacati infermieristici, sigle confederali, non si sono certo “stracciati le vesti” in questi anni, per rappresentare i diritti degli O.S.S.  dimostrando complessivamente disinteresse; lo stesso CCNL del 2004 all’art. 18 che individua nuovi profili, ha confermato per l’O.S.S. la collocazione in categoria Bs del ruolo tecnico.

Non ultimo: alcune difficoltà derivano dalle differenti  organizzazioni sanitarie delle Regioni, dove in alcune non è presente la figura del’O.S.S.. Questo fattore ha impedito una  corretta evoluzione della problematica degli O.S.S. ed è venuto meno il  sostegno  della Conferenza Stato Regioni, l’organo politico amministrativo che dovrebbe attivarsi per individuare le nuove figure sanitarie.

U.S.B. ritiene sia importante portare ai tavoli preposti la discussione complessiva sulla riorganizzazione delle figure sanitarie e socio assistenziali, significando che la carenza di personale infermieristico non può essere di volta in volta demandata alla buona volontà dell’O.S.S. così come è impensabile lasciare che il singolo O.S.S. debba operare in una situazione che richiede adeguata formazione. Puntare quindi su una campagna per la riqualificazione delle figure degli O.S.S. al fine di evitare anche che sia  il lavoratore a rispondere per le carenze strutturali della sanità pubblica e privata.

 

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