AZIENDA OSPEDALIERA PADOVA: UIL SMEMORATI DI COLLEGNO ?

Padova -

 

I lavoratori della Azienda Ospedaliera apprendono dalla stampa la presa di posizione della UIL che, non soddisfatta dei passaggi di fascia che hanno coinvolto circa 1200 persone del comparto, chiede la sospensione dei pagamenti degli arretrati, il blocco degli avanzamenti e la rivalutazione dei criteri di scelta.

ORA RIMANIAMO DAVVERO STUPITI e SCONVOLTI da questa RICHIESTA che blocca i soldi a lavoratori che vedono bloccato il contratto da 9 anni e il passaggio di fascia da almeno 8 anni, con una perdita di salario notevole.

I dirigenti UIL che rilasciano dichiarazioni si sono DIMENTICATI che:

HANNO APPOSTO la LORO FIRMA, come organizzazione e come RSU aziendali, allo stesso accordo che ha deciso i parametri per dividere i pochi soldi del fondo dedicato.

SONO RESPONSABILI delle pessime condizioni di trattamento economico, assieme ai compari di CGIL e CISL con cui purtroppo rappresentano la maggioranza sindacale in AZIENDA OSPEDALIERA, che vede i lavoratori travolti dai problemi di riorganizzazioni, lavoro usurante e mancanza di turn over.

SONO RESPONSABILI degli anni trascorsi senza nessun avanzamento di carriera visto che hanno sempre avvallato e dato priorità a soddisfare, addormentando ogni conflitto, le politiche aziendali dei vari direttori generali.

Rimane scandalosa e strumentale la proposta ,più per darsi 5 minuti di notorietà che altro,ed invitiamo lavoratori ed iscritti a non farsi fregare dalle dichiarazioni di chi prima firma e poi si rimangia la stessa firma. Invitiamo i dirigenti UIL che hanno proposto tale scempio a dimettersi ed a dedicarsi ad altre cose, se non capiscono il significato di quello che firmano.

USB è favorevole al conflitto, ma crede che di fronte alla scelta di cercare di dare conforto economico al massimo numero di persone possibile, coi pochi fondi che altri sindacati hanno permesso che ci fossero dati, non ci si possa tirare indietro per meri interessi di propaganda.


per USB Azienda Ospedaliera Padova
Gabriele Raise